Autunno che avanza, doggy bag?

La prima volta oggi che ho preso un kayak.

L’istruttore è un tipo di bell’aspetto, stronzo, rude nei modi, quel genere di uomo che si sente simpatico nello sminuire gli altri. Quel genere di uomo che in fondo siamo un po’ tutti.

Il corso di kayak consiste in: questo è il kayak, questa è l’acqua, ad ogni vogata devi scegliere da che parte stare. Buon coraggio.

Ho scoperto che faccio schifo ad andare in kayak, però mentre ero lì con le chiappe strette per riuscire a rimanere seduto dalla parte dell’asciutto, lento come le migliori scopate, nel mio zigzagare pensavo alle analogie tra il kayak e la vita, che entrambi è difficile farli andare dritti e per stare in equilibrio non guardi avanti e non sai bene dove ti troverai ma bisogna badare all’immediato, urgente, e comunque anche sopra il kayak sei fradicio d’acqua che alla fine cambiava poco caderci,

poi passa un motoscafo e onde bassissime sono tsunami lì dentro e francamente se tutti sparissero non mi darebbe nemmeno pena finire in acqua, perché l’acqua non mi spaventa ma la gente che mi guarda finire in acqua quella sì mi spaventa quasi tutta.

E insomma ho cozzato contro due barche e un motoscafo ormeggiati, Davide contro Golia, c’ho messo un’eternità ma alla fine sono arrivato dov’ero partito, dallo stronzo – Renè credo si chiami – gli ho sorriso e gli ho detto è stato magnifico. Stronzo.

E lo è stato davvero. Come le cose difficili, come la vita.