Dove la gente muore

È come il dolce, il caffè, l'ammazza-caffé, l'ammazza-ammazza-caffé.

Tutto è iniziato circa un mese fa quando ho cominciato a leggere "Il re del mondo" di René Guenon, un'analisi introduttiva - dice lui, per me era più che esaustiva - sulla mistica.
Per controbilanciare ho pensato bene di leggere contemporaneamente "La tentazione di esistere" di Emil Cioran, e per un po' sembrava funzionare: i due libri si parlavano, si smentivano, si insultavano. Ho il sospetto che se li unissi a pagine alterne verrebbe fuori un bel botta-risposta tra i due.

Dopo un po' però ho iniziato ad annoiarmi: è stato allora che come Sergio Leone ne "Il buono, il brutto, il cattivo" ho deciso di aggiungere Richard Feynman al dibattito, con "Sei pezzi facili". Un fisico buttato lì in mezzo è stato acqua nell'olio bollente.

Sublime, volevo vedere dove sarebbero arrivati quei tre con le loro teorie sulla vita. Beh sono andati poco lontano, ad essere sinceri, sarà per via della primavera che impone una certa emergenza materiale.
Così non ho resistito e ho presentato loro i "49 racconti" di Ernest Hemingway, dove la gente muore, semplicemente muore, senza neanche avere il tempo di accorgersene.

Pennichella.