Perché ho quasi smesso con Spotify e Deezer

senza rinunciare alla musica in streaming

Sono sempre stato un grande ascoltatore e un grande acquirente di musica.
Ho iniziato ad ascoltarla in streaming con il defunto Grooveshark: non era legalissimo e infatti le major l’hanno fatto chiudere.
Spotify mi stava sulle balle come tutti i prodotti di massa, così ho ripiegato sul francese Deezer.

All’inizio è stato amore, ma poi qualcosa ha iniziato a turbarmi:

  1. alcuni album vengono rimossi dall’artista stesso per ragioni di marketing o economiche, quindi il giorno prima lo ascoltavi ubriaco ballando in mutande in salotto e il giorno successivo camomilla, pigiama e a letto dopo carosello.
    Tipo Glamour de I cani. o Musica senza musicisti di Dargen D‘amico, o Contatti di Bugo.

  2. tantissimi album, veramente tantissimi, vengono pubblicati con delle restrizioni geografiche e io che abito in Francia li posso ascoltare solo quando sono in Italia.
    Tipo Fa Niente di Giorgio Poi, Marassi degli Ex-Otago, Non al denaro non all’amore né al cielo di Morgan, Montesole dei PGR, etc.

  3. tanti altri album a me molto cari, capolavori assoluti che tutti dovrebbero conoscere, mancano completamente e sono costretto a cercarli nella mia disordinata discoteca.
    Tipo Artigli di Malgioglio (sì Malgioglio, e allora?), D‘anime e d‘animali dei PGR, Banditi degli Assalti frontali, praticamente tutto Battisti, gli Assemblea Musicale Teatrale e mi fermo qui.

La mia insoddisfazione mi ha portato a usare Deezer come fosse un autobus romano, che ogni giorno non sai mai se.
Un posto in cui nemmeno la playlist della mia bella storia d’amore va data per scontata, ma l’amore è così che dev’essere.

Cloud

Comunque, stiamo affidando pezzi importanti di storia e di memoria alle mani markettare di imprenditori new-age che possono farli sparire, e lo fanno, da un momento all’altro e tu prova, prova a dire “ma quello veramente mi piaceva, mi aiutava ad addormentarmi, mi ricordava quella sera in cui ho perso la testa e la verginità”.

Tipo il bellissimo D‘amore si vive di Silvano Agosti che per me andrebbe mostrato nelle scuole e invece nel giro di un anno è scomparso sia da Youtube sia da Vimeo.
Oggi cercavo il Codice Romanoff, un testo di cucina scritto presumibilmente da Leonardo Da Vinci: sarà scaduto il copyright, mi son detto, quindi vuoi non trovarlo da scaricare? E invece no. Dietro ai pompini a raffica, a Vacchi che beve latte in piscina con le proprie vacche, e ai rumors sugli iPhone – eccitanti più di un blow Jobs – si nasconde sempre meno sostanza.

Avevamo ambizioni più grandi per internet.
Oggi che la cultura è un genere di consumo e si confonde sempre più con l’intrattenimento, il copyright andrebbe reinventato.

Fine del pippone, torniamo a Deezer.
Poi mi è arrivata la fibra e pian piano il mio computer fisso è diventato un server che uso da lontano anche in viaggio, per lavorare e per archiviare file con OwnCloud senza i fastidiosi limiti di Dropbox o di Drive.
Un paio di settimane fa mi sono imbattuto in Koel, che è un progetto interessante di streaming musicale self-hosted. Cioè ho messo una specie di Spotify sul mio computer, con le mie belle canzoni pirata che nessuno mi farà sparire e con i miei bei dischi di Malgioglio (sempre lui). Viva il software libero.
Ovviamente posso ascoltarmelo dal telefono mentre sono in giro (a parte, dettaglio, che non ho il telefono), o da un altro computer.

L‘ho chiamato Freezer. Come free-Deezer ma anche come “qui dentro le cose durano di più”.

Ve lo presento:

Freezer - self hosted Deezer with Koel

Marlon, io sto bevendo solo gin,
Marlon, ti ho tradito solo con James Dean

(comunque in certe cose è ancora pieno di difetti, ‘sto Koel, quindi mi sa che Deezer lo tengo ancora un po’ :-) )