La campagna elettorale di Nichi Vendola

La campagna elettorale di Nichi Vendola a me piace ma non possiamo negare che abbia dei problemi. E non lo dico per parlare male di lui, anzi non è un mistero che io lo voterò, lo dico perché è un interessante case study e perché c'ho avuto a che fare.
L'avete vista la campagna? Eccola qui: www.nichivendola.it/materiali

I colori

L'agenzia che gli ha curato la comunicazione ha voluto, giustamente, realizzare una campagna colorata, lontana dal solito rosso proletario, lontana dal solito tricolore patriottico, e con tinte particolari che si riconoscessero sul resto.
Però vi sfido ad andare in questa pagina e a leggerla senza strabuzzare gli occhi.


I coloristi si sono inventati in questi ultimi anni degli algoritmi per stabilire matematicamente, nel caso i vostri occhi fossero completamente insensibili, la "qualità" degli abbinamenti cromatici per la leggibilità. Questi algoritmi sono particolarmente utilizzati nella verifica dell'accessibilità, cioè aiutano i grafici a fornire soluzioni leggibili anche alle persone ipovedenti. Per dire, i daltonici sono circa l'8% della popolazione, quindi te ne puoi fregare se stai facendo un catalogo di moda, o un volantino psichedelico, ma non se stai realizzando la campagna nazionale di un partito attento e rispettoso.
Ho preso alcuni colori usati nella campagna di Nichi, li ho dati in pasto all'algoritmo di verifica, e questo è il risultato:

Analisi colori campagna Vendola - 1

Analisi colori campagna Vendola - 2

Analisi colori campagna Vendola - 3

No, non è incoraggiante. Dovrebbero arrivare a un valore di 125 come differenza di luminosità, raggiungono a stento 30. Fossero arrivati almeno a 80, ancora ancora capisco, ma 30...


Il font

Faccio volantini politici da quando avevo 16 anni, ahimè. Due tre cose le ho imparate, ad esempio che sul tuo lavoro grafico si dovranno poi basare tutti i gruppi locali, quindi devi metterli nelle condizioni di rispettare le tue scelte grafiche. Ad esempio se decido che per la prossima campagna tutti i gruppi locali devono usare nei propri volantini il carattere Comic Sans di colore Terra di Siena, posso star tranquillo che quel font ce l'avranno tutti ma magari dovrò spiegare meglio cosa sia il Terra di Siena dandone almeno anche i valori RGB equivalenti.

Per la campagna di Nichi sono stati bravi, hanno messo a disposizione moltissimo materiale che poi i gruppi locali in tutta Italia si potevano scaricare e stampare autonomamente. Però a un certo punto devono essersi accorti che Calibre, il bellissimo font disegnato da Klim Type Foundry e usato dalla campagna di Vendola, che probabilmente è stato scelto con cura maniacale tra decine e decine di font professionali, dicevo devono essersi accorti che Calibre non può essere usato a meno che ogni gruppo locale non paghi almeno 50 dollari per avere la sola versione in grassetto. Inoltre la licenza di quel font non ne permette la distribuzione e l'utilizzo nei siti web.
Lo so, molte agenzie di comunicazione non sono solite pensare a queste cose, loro abitualmente comprano il font, realizzano il lavoro e mandano in stampa, mica c'è bisogno che tutta l'Italia poi si metta lì con lo stesso font a fare il volantino del dibattito elettorale del circolo Taldeitali di Orbetello o di Vattelapesca.
Però a un certo punto se ne sono accorti, allora hanno deciso di fornire un carattere libero, cioé con una EULA che ne consenta la distribuzione e l'utilizzo on-line e off-line, che somigliasse al già adottato Calibre: il Raleway. Eccoli a confronto:


Diciamo che si somigliano, ma in realtà sono ben diversi sopratutto nei numeri. Se siete dei compagni-abbasso-la-forma-viva-la-sostanza non ve ne accorgerete nemmeno, ma vi assicuro che chiunque abbia un occhio minimo per la grafica nota subito le differenze.
E comunque, anche qui, per la campagna nazionale di un partito che incentiva l'open-source, le "licenze aperte" e un approccio permissivo in materia di copyright, avrei usato fin da subito, dappertutto, un font distribuito con licenza libera. Invece adesso si usa un po' questo e un po' quello.


I formati

Ultima cosa, i materiali coordinati scaricabili nel sito sono stati forniti in due formati: JPEG (che è un formato bitmap) e Adobe PDF (vettoriale). Sempre per questioni di licenze, sarebbe stato bello fornire anche una versione vettoriale libera, ad esempio SVG. Ci voleva niente, non è stato fatto.

Sono pippe le mie?
Pippe da grafico che ha voglia di far delle storie?
No, sono cose a cui si dovrebbe pensare abitualmente, ognuno nel proprio settore. Come ad esempio si dovrebbe pensare a stampare su carta riciclata, ad abbassare la tiratura dei volantini e usare di più i social network, a stampare su t-shirt di cotone equo-solidale, etc etc


Il logo del Linux Day

Ad esempio: il logo del Linux Day, l'ho disegnato io nel 2005 (s'è visto in giro un mesetto fa). Lascia stare i tanti difetti estetici dei quali un giorno farò il mea culpa.
Quando l'ho disegnato me l'hanno chiesto in SVG, sapendo che tutta l'Italia, una volta all'anno, avrebbe dovuto modificarlo usando programmi diversi per adattarlo a situazioni diverse, e senza essere costretti a comprarsi Windows, Illustrator o Word. E c'è stato anche un dibattito sulle licenze, perché rilasciarlo in Creative Commons o in GPL avrebbe implicato l'obbligo di scrivere il nome dell'autore accanto ad ogni utilizzo del logo, quindi l'ho semplicemente rilasciato di pubblico dominio.

Ovviamente certi ambienti sono più attenti a queste tematiche, che tardano ad entrare nelle agenzie pubblicitarie. Ma negli ambienti della politica, della buona politica, questi accorgimenti andrebbero presi, e il responsabile comunicazione del partito dovrebbe esigere certe garanzie dall'agenzia che gli cura la campagna elettorale.
Confesso di non aver guardato gli altri candidati come sono messi al riguardo, ma non mi aspetto niente di meglio. L'informatica è una roba con cui ci si sciacqua la bocca ai dibattiti televisivi, citando blogger, Jobs, diritti d'autore con estrema noncuranza e superficialità, perché c'è scritto nel copione. Cosa vorrà dire poi nella pratica, boh!