Ripensando al freelance camp

Quando ho letto questo post di Francesca Marano ho pensato “Ehi ma allora non è troppo tardi per parlare del freelance camp!”.
Con la classica scusa – c’avevo da lavorare – non l'ho ancora fatto. E pensare che era la mia prima volta.


Freelance camp 2015 - Roberto Pasini - Logo Design


Nella vita ho avuto due grandi fortune:

  1. incappare nell’informatica grazie al primo pc che mio papà portò a casa quando avevo 9 anni e occhi curiosi;
  2. scegliere di diventare freelance, e l'ho fatto 10 anni fa con parole ingenue, gambe tremanti e un pizzico d’incoscienza.

Io sono un cane: mi annoia far di conto, non sopporto le giaccacravatte, do troppa fiducia al tempo che separa l’adesso dalle scadenze, e c’ho una certa incapacità a sistemarmi. Dovrei essere un esempio per i giovani, sai quando dici “se c'è riuscito quello, perché non dovrei farcela io?”. E invece i giovani son qui che si chiedono, con grande senso civico, perché mai dovrebbero pagare le tasse. Non solo i giovani, anche gli adulti, specie quelli che non hanno capito che i diritti collettivi sono vincolati ai doveri individuali.
Cazzo, non puoi aspettare sempre le condizioni favorevoli. Ho almeno 15 aforismi che lo dimostrano, ma il più bello è questo:
Sono milioni quelli che desiderano l'immortalità, e poi non sanno che fare la domenica pomeriggio se piove
È di Susan Ertz. 


Freelance camp 2015 - Roberto Pasini - Logo Design


Mi posso reputare una persona felice e ogni tanto mi chiedo se lo sarei anche se facessi l’operaio dipendente. Perché non esistono operai freelance, vero? Vedi, il fatto che io sia un libero professionista è già un indicatore della mia fortuna.
Ma la svolta vera è stata passare da dipendente-senza-capi a capo-senza-dipendenti, cioè quando ho capito che potevo scegliermi i clienti.

Al freelance camp c’era ogni genere di persona, da chi stava valutando di fare il grande passo a chi stava valutando di chiudere tutto. Mi è sembrato che nessuno di loro stesse sbagliando, perché a me dei risultati è sempre importato poco. Provarci è divertente comunque la metti.
Quando ho dei dubbi, sai che faccio? Mi alzo due orette prima del solito e vado in metro a guardare la gente che va al lavoro. La stessa che ha il posto fisso e quando esce dall'ufficio stacca e non pensa più a niente. A me basta questo.




Forte di questa consapevolezza, sono andato al freelance camp. Ho anche parlato. Ho tenuto uno speech sul logo design. Ho anche sbagliato a scrivere l'ultima slide mettendoci un “PÒ” al posto di “PO’”. Che vergogna.
Sul canale Youtube di Digital Update potete vedere tutti gli interventi, ma questo è il mio:


E queste le mie slide (corrette):



Alla fine, anche se lo so che è ogni anno un'agonia mettere insieme questo barcamp, voglio dire, cioè scrivere, un grazie di cuore a tutti gli organizzatori più o meno occulti, e a Silvia e ad Alessandra in particolare (non s’offendano gli altri).
Spero possa essere utile a farli sentire in colpa se il prossimo anno non lo rifaranno.

E grazie anche a Matteo Pezzi che mi fa le foto.