Il problema del tribunale

Racconto triste scritto in un momento d'allegria

Sapete che penso del tribunale?
Penso che dovrebbero assumere del pubblico per i processi. Perché no anche a pagamento, delle comparse.

Tribunale di Ravenna: gorilla

Io son cresciuto che se mi dicevano immaginati un tribunale io me lo immaginavo pieno, forse per via dei maxiprocessi e di quel programma televisivo di nome Forum che poi ho scoperto essere pure una bufala. L'ho scoperto perché una tizia che si chiama Diva faceva l'attrice a chiamata per Forum, e se li guardi bene gli attori si ripetono e recitano personaggi diversi.
Così noi della nostra generazione ci siamo sempre immaginati, non dite di no, le aule dei tribunali piene di gente. Un po' come ci immaginiamo il nostro funerale insomma.

Invece oggi vado ad un'udienza in cui dovevo testimoniare, ed io mi aspettavo un'aula, un bancone con un giudice vestito di nero, la scritta la legge è uguale per tutti, un avvocato col dito puntato e dietro: tadà! il pubblico, curioso e chiacchierone, ed io davanti a scandire un discorso chiaro, inoppugnabile, risolutore, e applausi!
Le chiese dopotutto hanno saputo organizzarsi bene e ad ogni funerale c'è sempre almeno qualche vecchietta triste. Se ce l'ha fatta la Chiesa, pensavo, con tutti i suoi problemi, vuoi che non ce la possa fare lo Stato, che pure di problemi non ne ha pochi, a trovare qualche vecchietto curioso dei fatti altrui? Sai quanta gente salverebbe, lo Stato, togliendola dal tunnel della televisione?
Io se dovessi mai diventare un vecchietto annoiato, con il fisico che è quel che è, pochi amici e pochi impegni, c'andrei volentieri a farmi un po' di cazzi altrui così giusto per poi scommettere su chi avrà ragione.

Invece è andata così: entro in questa stanza, che è uno studio senza bancone, senza martello.
La legge è uguale per tutti: è assente. La scritta dico.
Davanti ho un giudice con giacca azzurra di dubbio gusto.
A fianco l'avvocato del nemico, che dovrebbe avere i denti aguzzi e la bava alla bocca invece è un po' timido e non ha mai nulla da aggiungere. Ma come, mi son messo pure il parapalle, ehi, mi sono mosso per niente? Dai, provocami cazzo! Invece niente. Mi sembra un chili senza peperoncino. Uno spritz senza oliva. Un dolce macrobiotico. Un tabulè senza menta. Un tofu naturale.
E soprattutto, niente pubblico. Dove sono i vecchi d'oggi? Tutti a farsi le pere per non prendersi il raffreddore? Tutti a godersi la vita dall'oblò? A discutere di pannolini coi neonati? Tiratemi fuori dei vecchi disposti ad ascoltarmi.
Niente.

E allora penso al mio funerale, che potrebbe andar deserto. Magari la Chiesa avrà finito le vecchiette per allora, e la mia ultima cerimonia sarà vuota, magari il prete la boicotterà! Quante volte ho visto il prete ultimamente? Direi mai, ma certo non sarà per tenermelo buono che inizierò a frequentarlo.
Forse sarà il caso di morire prima dei miei amici così almeno loro si sentiranno in obbligo di venire al mio funerale. Pensa che sfiga che è essere l'ultimo ad andarsene.

Ed esci dal tribunale così: un po' deluso e coi tuoi pensieri. Hai fatto un discorso pacato, nessuno ti ha dato contro, e alla fine niente pubblico e niente applausi. Dopo che l'hai guardata meglio, la giustizia non è più la limpida affermazione della verità sulla menzogna, ma un esercizio di poco conto per regolare i conti ma che tu, in fondo, forse avresti fatto meglio in quelle due ore ad andarti a bere una birra con qualche tuo amico.
E per mettere le mani avanti, avresti anche pagato il conto.

La vita è un tribunale, mi sa che alla fine non ci trovi nessuno a farti gli applausi.