Diritto di cronaca

Le foto dei partigiani, in quel bianco e nero consumato che è ormai giallo e nero. Le foto di Mussolini in piazzale Loreto, nero consumato. Quelle dei sessantottini dietro le barricate, dei settantasettini dietro i finestrini dei Westfalia, già vecchi, anche i Westfalia. Quelle del Leoncavallo difeso dal tetto, demolito fino alle fondamenta. Quelle di Genova 2001, don't hate the media become the media. Foto.

Hackmeeting 2011, Sala Turing

Inizio estate a Firenze, all'hackmeeting. Gente buona come il pane. Stranamente mancavano i cartelli "vietato fotografare" o "chiedere il permesso prima di fare foto", e ho pensato che forse il movimento hacker era cresciuto dall'ultima volta che l'avevo incontrato.
Invece no. Al primo speech se ne esce un ragazzetto che ha visto fare foto e video ai relatori e voleva dire che non si fa, e nessuno, nemmeno io a dirla tutta, che gli abbia detto cresci. Anzi gli hanno detto che sì, aveva ragione, ma purtroppo, io vorrei non vorrei ma se vuoi.
Ho nascosto la mia reflex in tutta fretta. Quella mattina c'era stato Stallman, chissà se tutti gli han chiesto di poterlo fotografare, ho pensato, la coda come al cesso.

Fine estate a Marina Romea, al RomagnaCamp, appuntamento sentito da bloggers e social-networkers. Ci sono centinaia di foto e video su Flickr, YouTube, Instagram, Facebook, GooglePlus, Twitter. Gente sorridente, in spiaggia, mentre parla di lovvotica o mostra le proprie foto di quand'era giovane e se le fa fotografare, gente che beve, che mangia, che prende il sole. Gente che in pubblico non rivendica la privacy.

Le foto del culo di Rubi, delle vacanze al mare dei calciatori, delle passerelle degli attori. Le foto delle cubiste della riviera romagnola, della festa della birra. Le foto di smorfie tra i banchi di scuola.
Il diritto di cronaca.