Com’è il bicchiere? Limitiamoci a bere

Storia di sesso tra una ruota e una stampella

Love Storie Sucks (Berlin 2013)

Questa è una storia vera, e come tutte le storie vere finisce che si muore.

Francesco quando l’ho conosciuto aveva circa 45 anni ed era in sedia a rotelle per via della sclerosi multipla. Era un tipo alla mano che ripeteva di continuo le stesse battute e noi obiettori gli sorridavamo con eccessivo e simulato divertimento.
Ci vedevamo due volte a settimana quando passavo a prenderlo col furgone per portarlo a fisioterapia. Nei furgoni ci caricavamo quattro o cinque persone alla volta, quasi tutte in sedia a rotelle, quasi tutte malate di sclerosi multipla.

Quando ti ammali di qualcosa così o diventi un depresso aspirante suicida o, come Francesco, un simpatico burlone deciso a godersi gli scarti della vita, ma senza molte occasioni per rifarsi il parco battute.
Lui abitava al piano terra in una bella villetta di campagna ed era tra i più fortunati perché poteva almeno permettersi d’essere single. Altri invece avevano 3 piani di scale e un marito insofferente a pulirgli il culo.

Lucia arrivò qualche mese dopo. Camminava ancora, lentamente, aiutandosi con la stampella. Aveva circa 40 anni, un bellissimo viso, occhi azzurri capelli castani, e dietro i cambiamenti della malattia si vedevano ancora le curve di una gran bella donna. Raccontava senza vergogna che il marito dopo aver letto il referto aveva fatto le valigie ed era partito a caccia di carne fresca.

Una mattina arrivai a casa di Francesco. Non rispondeva al campanello ma non era una cosa insolita, e non era insolito nemmeno che lasciasse la porta-finestra socchiusa. Entrai in casa facendomi sentire: «Francesco? Sei qui?»
Il tavolo della cucina era una distesa di lattine di birra vuote, e sul pavimento altre tracce di festa. Ebbravo Francesco.
«sono qui! vieni per favore!». Era la sua voce, dalla camera da letto.
Entrai con discrezione e vidi Lucia che dormiva avvolta nelle coperte e lui nudo, sul pavimento, che provava goffamente a infilarsi le mutande in evidente imbarazzo. Complice la sbornia, deve aver saltato qualche passaggio dal letto alla carrozzina.
Mi feci una bella risata e lo aiutai a risistemarsi.

L’episodio finì non so come sulle bocche di tutti, alcune delle quali non baciavano un pisello da troppo tempo per poter dire cose sensate al riguardo. Me ne disinteressai e ne trassi piuttosto qualche lezione di vita.

La scorsa settimana scoprii senza sorpresa che erano morti entrambi. Loro e molti altri tra quelli che caricavo in furgone.
Ma alcuni, prima di morire, avevano anche vissuto.