Di cause perse per strada

Alla fine del 2008 ero stato contattato, no aspetta facciamola al passato remoto che rende meglio l‘idea della profondità del tempo.
Alla fine del 2008 fui contattato dalla casa editrice Motta On Line, succursale della Motta quella dell’enciclopedia Motta e non quella dei gelati Motta.
L’enciclopedia Motta ce l’avevo in uno scaffale sopra al letto, e per tutta l’adolescenza mi son detto fa che non crolli.

Motta era stata incaricata dal Gruppo Espresso di realizzare dei CD multimediali (che tempi) con dei videogiochi educativi per ragazzi: una decina di uscite in allegato a La Repubblica, tiratura nazionale.
Motta internamente aveva educatrici, psicologhe, avvocati, otorinolaringoiatri e otorinolaringoaltri e tutte quelle figure professionali fondamentali per lavorare con i ragazzi ma, dettaglio di poco conto per una casa editrice digitale, gli mancavano grafici, illustratori e programmatori.
Ci scambiammo le figurine: loro mi mostrarono alcuni esempi di giochi piuttosto semplici, e io ricambiai col mio portfolio.
Firmammo entrambi un contratto da 9.400 euro, pagamento a fine lavori. Nonostante nel 2008 fossi già freelance da alcuni anni, non avevo ancora affinato il fiuto anti-inculate.

La prima fase fu divertente: animando personaggi e programmando in ActionScript dovevo tradurre i loro storyboard in videogiochi.
Le cose iniziarono a complicarsi quando la redazione di Repubblica si dimostrò poco entusiasta delle prime bozze. Così tornarono e ritornarono con storyboard nuovi per giochi sempre più complessi. Una rottura di palle, ormai non dormivo più per rispettare il piano editoriale ed eravamo comunque in ritardo, finché si decisero ad allargare il team coinvolgendo altre aziende.
Dopo alcuni mesi non ce la facevo più e decidemmo di comune accordo di interrompere i rapporti.
I CD uscirono puntualmente in edicola, tutti basati sul mio materiale, tutti con la mia firma sul retro-copertina, e andarono in sold-out in tutta Italia.

Nel frattempo feci due conti e chiesi loro 7mila euro per il lavoro svolto. Loro me ne proposero due. Io non accettai e dopo un tira e molla piuttosto sgradevole li trascinai in tribunale. Questa figura retorica del trascinarli rende bene lo spirito con cui ho affrontato quei mesi. A loro invece, Danco Singer e Margherita Marcheselli, non poteva fregargliene di meno visto che tanto non ne rispondevano personalmente.

Dalla fine del 2008 possiamo saltare direttamente alla fine del 2017, per la precisione a ieri, senza perderci niente di importante.
Ieri si è svolta la seconda udienza (la seconda!) durante la quale l’avvocato della Motta non si è nemmeno presentato e, raggiunto al telefono, si è ricordato di aver rinunciato al mandato. Ah, e la Motta On Line – ha aggiunto – l'anno scorso è fallita. Tanti saluti.
In termini pratici, ho pagato la causa per vedere solo due episodi, tra l’altro più deludenti di Mad Men. E per il resto, signor Pasini, par condicio creditorum e si attacchi al cazzo.

Non è la prima volta che non mi pagano un lavoro: il mio primissimo cliente da freelance, il Museo d'Arte Erotica di Venezia, si dimenticò di pagarmi prima di sparire. Sbadato. Fallì poco dopo, e l'anno scorso la società madre, quelli del Museo d‘Arte Erotica di Parigi, inciampò nello stesso destino. Vedi a mettersi contro un satanista.

Dovevo già capirlo allora, comunque, che aria tira per i freelance. E invece ho ripetuto lo sbaglio ancora tante altre volte: da Sinettica a La Stamperia, da Corsia Italia a Stefania Piazzo ex-direttrice de La Padania (questa merita un post a parte), sono innumerevoli quelli che mi devono dei soldi.
Che poi mi devono il tempo perso, e provo un profondo disprezzo per ognuno di loro.

Tutti i clienti di lavori finiti male hanno un filo comune, un filo fosforescente che si vedeva benissimo fin dall’inizio: avevano premesse fumose, scarse competenze e si riempivano la bocca di promesse e complimenti.
È stato faticoso ammettere che tutte quelle prospettive di successo, quei complimenti, quell’entusiasmo, fossero solo parte di una strategia per mandare avanti la loro baracca a rischio e spese altrui. Cioè anche miei.
È stato faticoso perché ha avuto a che fare con l’autostima e con la fiducia.

Così ora, dopo mesi di disintossicazione,
gli unici clienti buoni sono quelli con le idee chiare e affini alle mie, e
gli unici complimenti validi sono quelli post fattura.
I debitori invece, non mi resta che aspettare che falliscano uno ad uno. Ho riti satanici divertentissimi, ed ettolitri di prosecco in fresca.