Wadi Rum, dicembre 2007

Partiamo da Petra all'alba col solito pulmino, diretti poco più a sud nel deserto del Wadi Rum. Dicono sia uno dei deserti più belli del mondo, in ogni caso per me è il primo deserto. Mi chiedo come può essere fatto, la mia immaginazione non riesce a non figurarlo se non come un'ampia spiaggia.

Wadi Rum


Partiamo da Petra all'alba col solito pulmino, diretti poco più a sud nel deserto del Wadi Rum. Dicono sia uno dei deserti più belli del mondo, in ogni caso per me è il primo deserto. Mi chiedo come può essere fatto, la mia immaginazione non riesce a non figurarlo se non come un'ampia spiaggia.

E arrivare nel deserto, cosa significherà mai? Significa attraversare montagne rocciose, campi via via sempre più aridi e secchi lungo una strada dritta e rovente, per finire... in un paesino di tende? Macché! Nell'irrinunciabile centro turistico full-optional!
#img2|left#Paghiamo l'ingresso e ci riposiamo un momento sulle sedie del bar. Siamo tra i primi visitatori, e gli altri sembrano tutti avere le idee chiare su cosa fare e dove andare: c'è chi noleggia una jeep, chi dei cammelli, chi un beduino.
Noi per ora ci accontentiamo di studiare il deserto dal terrazzo del bar: è una distesa di sabbia ocra-rossa con radi cespugli verdesecco. Qua e là spuntano montagne di arenaria consumate dal vento. Il sole inizia a cuocere.

Un ragazzotto con la faccia antipatica ci osserva un po' e poi viene da noi. Ci chiede se siamo già organizzati, gli diciamo che ci stiamo pensando. È un incaricato governativo, sembra abbia fretta di farci organizzare la visita.
Diciamo, con sufficiente convinzione, che noi si va a piedi. E confesso che nella nostra ingenuità eravamo sinceri. Lui ci guarda storto e torna ad osservarci da lontano.

Io e Fabrizio vogliamo dormire nel deserto: ci sono delle aree campeggio ma costano troppo per le nostre possibilità. C'è un ragazzo giovane, pelle scura e vestiti occidentali, che si avvicina e ci dice di essere un beduino e di possedere una tenda dove può farci dormire a poco prezzo, se poi troviamo dei compagni d'avventura ci fa pagare ancora meno. Unico problema: lui non è un beduino autorizzato, quindi acqua in bocca che il tizio antipatico di prima non deve venirlo a sapere. Accettiamo.
Contattiamo diversi gruppi in arrivo ma nessuno ci sta: ci sono quelli diffidenti, quelli abbastanza ricchi da comprarsi un ingresso legale, quelli che sono già organizzati. Appena un attimo prima di rassegnarci a partire da soli, incrociamo un signore alto e magro, occhi a mandorla, capelli neri lunghi ed occhiali. Sembra essere da solo. Ci avviciniamo e gli facciamo la nostra proposta. Lui accetta: è dei nostri!
Jung Heungchul è un disegnatore che vive in Sud Corea. Ha 50 anni ed è partito due mesi prima all'esplorazione del medio oriente, con lo scopo di raccogliere materiale ed idee per un lungometraggio sul quarto re magio. Dopo aver girato Iran, Siria, Libano,Turchia, Arabia Saudita, è arrivato in Giordania. Sembra essere un ottimo compagno d'avventura.

Il piano anti-ragazzotto è di prendere l'auto di Heungchul ed entrare con quella nel deserto, fino a raggiungere l'unico paese del Wadi Rum, distante circa 5 minuti. Lì ci incontreremo con il fratello del beduino che ci farà da guida per il pomeriggio.
Proprio mentre ci rechiamo all'auto veniamo fermati dalla polizia. Li rassicuriamo che stiamo andando via e che non importuneremo più i gentili visitatori. E così facciamo.

Il paese è piccolo, costituito da un centinaio di case in muratura. Compriamo il pranzo in una bottega e montiamo sulla jeep del fratello dodicenne del beduino.
#img3|right#Dimostra la sua esperienza alla guida, seguendo le piste invisibilie guidando come una nave in un mare di sabbia. Ci accompagna a vedere la fonte d'acqua, le incisioni rupestri, il tempio nabateo, la casa di Lawrence d'Arabia, ed un ponte di roccia (non il famoso Marlboro Gate, che è troppo lontano per noi). Capisco che l'idea dell'andare a piedi era folle: le distese che separano un posto dall'altro sono enormi, ed il caldo è estremo. La sabbia ha mille sfumature ed è venata di ocra e di rosso. Apprendiamo che nella sabbia rossa non vivono scorpioni. Il cielo è una distesa d'azzurro. Il deserto mi piace.
Passiamo anche a prendere un tè in una tenda beduina dove il simpatico “padrone di casa” ci lascia la sua e-mail. E certo, perché il Wadi Rum ha il Wi-fi!
#img10|left#Arriviamo infine alla nostra tenda, costruita con teli e tappeti lungo una parete rocciosa. Lì ci raggiungerà, dopo il tramonto, Yasser il fratello grande con la cena.

#img11|right#Ci appostiamo in cima ad un monte ad ammirare lo spettacolo del tramonto. L'orizzonte non ha case né ciminiere, il sole si abbassa oltre le nuvole ed oltre le roccie, lasciando che il buio oscuri il deserto. Mi accorgo che qui mancano anche i lampioni, e menomale!
Le stelle non si riescono a contare e al freddo ci divertiamo ad individuare qualche costellazione, tutta per intero.
Accendiamo il fuoco e ci prepariamo alla cena tipica beduina. Yasser estrae qualche scatoletta di carne e qualche latta di pesce, le rovescia su un piatto ed ecco la cena! Poi c'è dello yogurt e dei pomodori, e persino dell'hummus in scatola. Eccoci di nuovo messi di fronte alla distruzione delle tradizioni da parte della comodità globale. Per fortuna la mamma beduina aveva preparato uno stufato di verdure e patate: per me, vegetariano costretto a mangiare felafel per una settimana, quella cena a base di conservanti diventa il miglior pasto del mio soggiorno giordano.

Chiacchierando distesi sui tappeti, capiamo che ormai i beduini vivono tutti nel villaggio, dove ci sono muri, acqua, televisioni, botteghe. L'andare a dormire nelle tende è rimasto un fenomeno riservato ai turisti, col quale campare. Siamo anche artefici di uno scambio culturale: per rimediare al fatto che lì tutti conoscono Adriano Celentano e se lo ascoltano in mp3 col cellulare, gli abbiamo copiato qualche canzone italiana degna di rappresentarci nel mondo in cambio di qualche canzone beduina: anche questo è il deserto. Oggi.

Ma la notte è lunga ed anche se l'indomani vogliamo alzarci per vedere l'alba, voglia di addormentarsi ce n'è poca. Yasser ci informa che vede delle luci oltre una duna, probabilmente un beduino sta ospitando qualche turista e facendo una festicciola. Decidiamo di andare a vedere e di aggregarci.
Non abbiamo nemmeno il tempo di raggiungere la tenda che veniamo fermati da una jeep. Ci chiedono chi siamo e chi dicono che possiamo restare a guardare la festa da lontano purché non ci facciamo notare. In lontananza alcuni beduini ospitano una discoteca a cielo aperto i cui ospiti sono degli statunitensi benestanti. Bevono drink e ballano musica dance a tutto volume. Tra un movimiento sexy ed un come on and sleep with me mi guardo intorno e avverto, nauseante, tutto il contrasto tra il silenzio rispettoso dell'islam nomade ed il rumore assordante e volgare del popolo più arrogante del mondo. E penso che non è giusto, ma anche questo è il deserto, oggi.

Tornati alla tenda, abbiamo il tempo di goderci ancora un divertente episodio.
Sentiamo dei passi avvicinarsi; qualcuno fuori chiama. Yasser va a vedere che succede e torna in tenda accompagnato da un beduino alto, magro, coi baffi ma soprattutto col fucile.
#img14|left#Ci saluta, non c'è niente da temere. È un amico che andava a caccia di conigli (sì, lì si caccia di notte, col fucile ma alcuni anche con il kalashnikov) ed ha finito la benzina, ha visto il fuoco acceso ed è venuto a chiedere soccorso. Lo accompagniamo alla jeep, che solo Dio sa come abbia fatto ad orientarsi per ritrovarla al buio in mezzo al deserto, e facciamo un travaso di benzina dal nostro serbatoio al suo. Lui riparte felice e noi ce ne andiamo a letto.

Dormo bene sotto una coperta pesante, e mi alzo prima della sveglia. Con me si alza anche Fabrizio: sono le cinque e vogliamo vedere l'alba. Ci incamminiamo nel deserto: la sabbia è gelida ed il cielo inizia a schiarirsi. Camminiamo mentre spunta il sole.
#img15|right#Non ci sono parole e tanto meno colori per descrivere l'alba del deserto, il risveglio quotidiano delle sfumature della sabbia, l'inondarsi di luce e di calore di spazi tanto ampi e tanto desolati, il riuscire a vedere nella sua enormità le montagne tingersi d'arancio. Persino le piante, legnose e secche, sembrano svegliarsi.

A sole alto torniamo al villaggio turistico tutti assieme. L'avventura nel deserto finisce lì.
Scopro un negozio, lì al centro, che stranamente ha qualcosa di interessante: vendono oggetti raffiguranti le incisioni rupestri del Wadi Rum, realizzati con materiale di riciclo ed esattamente lattine e rifiuti raccolti dal deserto. Sono una cooperativa di donne che amano il deserto e l'artigianato. I prodotti sono splendidi, ne prendo alcuni. Finalmente in tutta la Giordania qualcuno che non ama sotterrarsi nell'immondizia.

Il Wadi Rum è fantastico.

Wadi Rum, il centro turistico
Wadi Rum, in jeep con il fratello beduino ed Heungchul
Wadi Rum, albero vicino alla fonte d'acqua
Wadi Rum, Incisioni sulla roccia
Wadi Rum, Incisioni sulla roccia
Wadi Rum, ponte di pietra
Wadi Rum, duna di sabbia
Wadi Rum, la casa di Lawrence d'Arabia
Wadi Rum, la nostra tenda
Wadi Rum, tramonto
Wadi Rum, Heungchul in tenda
Wadi Rum, Fabrizio in tenda
Wadi Rum, i nostri beduini scherzano con il fucile
Wadi Rum, alba