Sonia

Faccio fatica a scrivere di Sonia.
Ogni parola diventa noiosa se rapportata a lei, avresti dovuto conoscerla. Era l'amica che rivedevo con più piacere, quella a cui pensavo più spesso, il mio modello di pensiero e di gioia.

Il cielo di Sonia - 19 febbraio 2008


Faccio fatica a scrivere di Sonia.
Ogni parola diventa noiosa se rapportata a lei, avresti dovuto conoscerla. Era l'amica che rivedevo con più piacere, quella a cui pensavo più spesso, il mio modello di pensiero e di gioia. Avresti dovuto conoscerla con la sua incontrollabile energia.
Sonia, cinquant'anni, acquario. Da quattro anni si era rifugiata a Collagù, in una casa di collina immersa nel verde e nella quiete, per combattere un tumore. Facevamo tardi assieme a Gabriele, suo compagno, e a Selva, sua cagna, mescolando chiacchiere avinazzate a meditazioni celesti a canti stonati.

Quest'estate con grande piacere mi sono fatto coinvolgere nel suo ultimo progetto: “l'albero di Birkenau”. Era tornata da un viaggio nel campo di concentramento che l'aveva colpita molto. Cercando testimonianze dell'atroce genocidio compiuto tra quelle mura, le aveva trovate nelle querce che vivevano lì, proprio di fronte alle camere a gas. Avrebbe voluto raccoglierne le gemme con un progetto di diffusione che avrebbe sparso la testimonianza, biologica ed energetica, in giro per il mondo.
Quando ha scoperto che il suo male aveva ripreso ad avanzare, ha deciso di abbandonare l'accanimento terapeutico godendosi gli ultimi giorni di vita. Attenta conoscitrice di sé stessa, ha capito quando le forze erano ormai alla fine: Sonia si è risparmiata il lungo calvario di morfina e tortura togliendosi la vita all'ombra delle querce di un boschetto di collina.
Ci ha lasciato una lettera d'addio che è un inno alla vita. Se n'è andata col sorriso di Sonia, l'ironia di Sonia, l'unicità del creato che Sonia aveva ben in testa.

Nel cielo del 19 febbraio, mentre lei se ne andava, compariva la colomba...

Chi muore - Martha Medeiros


Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia di vestire un colore nuovo,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare.

Muore lentamente
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Sonia con la bandiera della pace - 2002
Sonia in azione! - 2003