Rassegnazione Stampa

Il cliente, il pubblico, è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente. (Silvio Berlusconi)

A me la tivù non mi piace. Primo perché fa un sacco di rumore, e con la tivù accesa non riesco neanche a sentire i vicini che litigano. Secondo perché mi annoia, che piuttosto mi leggo le mozioni congressuali di Rifondazione. Terzo perché non ce l'ho.

Il mercatino del GRAS


A me la tivù non mi piace. Primo perché fa un sacco di rumore, e con la tivù accesa non riesco neanche a sentire i vicini che litigano. Secondo perché mi annoia, che piuttosto mi leggo le mozioni congressuali di Rifondazione. Terzo perché non ce l'ho.

La RAI non ci crede che io non ho la tivù, quindi sono ormai sette anni che mi manda la lettera di minacce che se non pago il canone viene la finanza a casa. Questa poi.
Come se la motorizzazione scrivesse ogni anno a tutti quelli che non hanno la macchina dicendo “Se non registrate il vostro veicolo vi mandiamo i vigili”.
O come se l'anagrafe scrivesse ogni anno ai single dicendo “O confessate chi è la vostra donna o vi mandiamo la De Filippi a casa”. Ecco suona così questa lettera della RAI.

Dicevo che la tivù non mi piace. L'altro giorno mi hanno chiamato a partecipare a una trasmissione per un'emittente regionale. Dovevo parlare dei gruppi d'acquisto solidali, ed io c'ho provato. Ma la televisione ha dei ritmi che non mi appartengono affatto, devono tenere alta l'attenzione, fare in fretta, sintetizzare, mica ci si può perdere in seghe mentali come capita invece nei salotti culturali che sono solito frequentare.
E va bene, non frequento salotti culturali, però in cucina parlo molto coi miei gatti e loro mi ascoltano più di quanto non facesse il presentatore l'altro giorno. Poi mi immagino cosa arriva a uno steso sul divano con le balle al vento che si guarda 'sta trasmissione mentre mangia un surgelato malcotto, e sente me che farfuglio di biologicità e stagionalità degli alimenti. O mi immagino l'effetto delle mie parole “si smette di frequentare quei postacci terribili chiamati supermercati”, mi immagino la reazione della trentacinquenne in crisi di socialità che ogni settimana va all'Iper a incontrar gente.
La TV è un oggettone, l'informazione è un miraggio, la sensazione – o sensazionalità – è l'unica cosa che funziona.
In questo studio televisivo c'erano anche due pareti con stampati dei mosaici: servono settimanalmente al cardinal Tonini perché se Cristo ha fatto le parabole forse non era così contrario alla tivù.

Insomma, tutto 'sto giro per dire che mi piacciono di più i giornali. Intanto il manifesto non mi spedisce ogni anno una lettera che se non lo leggo mi mandano a casa Vauro. E poi quando qualche settimana fa la giornalista del Ravenna&Dintorni mi ha intervistato (mi trovi nella seconda pagina di questo PDF), sempre per via del gruppo d'acquisto, mi sono divertito un sacco e sono riuscito a fare mezzo ragionamento tutto di fila. Ed ero pure vestito da carnevale.

Fata Giallina a Spartaco