Post Spartaco

Sono uno dei centri sociali, dall'inizio, da quindici anni, e questo almeno l'ho imparato: guai a chi resta sermpre lì dentro.


«Sono uno dei centri sociali, dall'inizio, da quindici anni, e questo almeno l'ho imparato: guai a chi resta sermpre lì dentro. C'è una specie di inerzia, tutti vengono, dicono qualcosa, mica un granché, poi tornano nel loro piccolo mondo.
Sarà che manipolano sogni sull'orlo di un precipizio...»
Lo ha scritto Luca degli Assalti Frontali, nel suo libro “Storie di assalti frontali”.

Sento di dargli ragione: guai a chi resta sempre lì dentro.
Così ho abbandonato Spartaco, il centro sociale a cui ho regalato gli ultimi anni di fatiche. Ero ancora romantico quando, tre anni fa, mi facevo largo tra la fuliggine dell'incendio. Adesso sono molto più esigente, non mi basta pulire i cessi e servire birra in cambio della soddisfazione dell'aver riempito una stanza di gente strafatta. Aggiungi che non sopporto più l'ipocrisia dei finti poveri, l'instabilità del volontariato, il moralismo degli uomini senza macchia, il militarismo anarchico e l'arroganza di chi non vede meriti oltre ai propri dimenticando il valore della storia.

Guai a chi resta sempre lì dentro. A un certo punto occorre uscire, esplorare il mondo che è vasto, vario e incantevole con la sua moltitudine di errori e incongruenze, di peccatori e sognatori, di sentimenti e noia.
Datemi stimoli, che è tempo di raccolta.
Sono un acquario, condannato al cambiamento.