Petra, dicembre 2007

Sono arrivato a Petra, partendo da Amman, dopo quattro ore di pullman, un pullman vero di una ditta privata (Jet) che collega quotidianamente la capitale alla Mecca turistica della Giordania.

Petra


Parlavo l'altro giorno con una conoscente che un paio d'anni fa ha visitato la Giordania con un viaggio guidato. A me invece è capitata la fortuna di dover viaggiare economico e di avere un amico che mi ospitasse. Risultato: abbiamo visto due Giordanie diverse.

Esempio lampante è stata Petra. Lei ha memoria di splendidi templi, grande accoglienza e bella vita.
Io sono arrivato a Petra, partendo da Amman, dopo quattro ore di pullman, un pullman vero di una ditta privata (Jet) che collega quotidianamente la capitale alla Mecca turistica della Giordania.
Petra è una doppia città: da un lato il centro archeologico e dall'altro la città moderna. Smontati dall'autobus nella città moderna, Fabrizio ed io abbiamo raggiunto l'hotel “Petra Gate” che a occhio e croce è il più economico in città. Camminando verso il centro archeologico ci siamo accorti che lì tutto costa tre volte tanto che nella capitale ma che il tenore di vita è sempre lo stesso.

L'ingresso alla città antica costa un botto di soldi. Con fastidio superiamo i nuvoli di turisti, i negozietti con i cappelli da Indiana Jones e quelli con le kefieh fashion e ci incamminiamo lungo la gola che conduce al cuore della città.
Petra è enorme: era una vera città nella quale trovavano posto i quartieri residenziali, le strade principali e quelle secondarie, i templi ed i luoghi di intrattenimento, il mercato ed un efficentissimo sistema idrico. Per girarla tutta in un giorno occorre buona volontà. All'inizio ogni buco nella roccia desta interesse, alla fine della giornata non ne puoi più di vedere case casette templi templietti.

Arriviamo a “Il Tesoro”, il maestoso tempio che accoglie i visitatori alla fine della gola di ingresso. Ovviamente è meraviglioso, ed appare incredibile che siano riusciti a scavare una simile opera nella roccia. Davanti sostano folkloristici cammelli e cavalli con beduini d'accompagnamento che fanno gli scemi col panzone pellebianca di turno. Nel tempio le guardie si fanno fotografare da decine di turisti e pare di essere in una scenetta da matrimonio di cattivo gusto.

Proseguiamo la visita lungo la strada principale, tra poco svolteremo su un sentiero poco calpestato suggeritoci dall'albergatore. Ne approfitto per arrampicarmi su una scalinata fuori mano e per sbirciare dentro templi recintati: ovunque c'è la solita immondizia di lattine e carte di merendine, e le solite feci umane che rendono l'aria irrespirabile.
La strategia conservativa-museale di questo paese ha qualcosa in comune con la mia strategia di accoglienza quando viene mia mamma a trovarmi: prendi tutto il casino e buttalo in armadio in modo che il salotto sembri proprio pulito!

Ci arrampichiamo in questo sentiero che sale e salendo si lascia alle spalle tutto il magma arrogante dei turisti. Siamo quasi soli con Petra. Aggiriamo il cuore della città antica dall'alto, passando per l'altare sacrificale e la fontana-leone, chiacchierando con un simpatico beduino munito d'asino e autoradio. Dovunque la città è meravigliosa, sbalorditiva. La roccia scavata acquista innumerevoli sfumature e gli spigoli smussati dal vento rendono discreta, nella sua magnificenza, ogni costruzione.
Scopriamo lì, discendendo verso le costruzioni romane che costituiscono un po' il punto di riferimento della città antica, che Petra è ancora abitata da beduini con greggi di pecore, allevamenti di galline e un po', ma poco, orto. Capisco come le antiche costruzioni si siano trasformate in bagni, come ovunque abbondino cacche di capra e, visto che è più facile vivere di turismo e comprarsi il cibo in scatola, come ora fuori dai percorsi più battuti si ammucchino cumuli di plastica e latta. È questa la trasformazione devastante che la nostra globalizzazione impone ai popoli rurali.

Arriviamo estremamente in ritardo alle solite noiose rovine romane. Lì c'è il bar con profumati incensi, puliti tappeti, tè alla menta e snack. Il sole comincia a scendere ma non vogliamo rinunciare a visitare il tempio principale, il Jabal Al-Deir, che dista mezz'ora di salita. Scaliamo il sentiero a piedi, salutando i turisti che tornano verso l'uscita. All'ingresso ci avevano detto che alle 17.00 Petra chiude e che bisogna tornare in tempo. Noi in tempo non faremo di sicuro ma qui scopriamo che in realtà Petra è sempre aperta a chi vuole uscire e che l'unico accorgimento utile è quello di possedere una torcia, che quando fa buio non ci sono lampioni.
Raggiungiamo, al termine della salita, l'agognato tempio, enorme nella sua semplicità. Il sole colora di arancio la facciata e non c'è nessun altro oltre a noi ed al beduino che gestisce il punto-ristoro.
Ci fermiamo a fare due chiacchiere ed a godere un po' di quell'impressionante spettacolo. Appena la luce inizia a mancare ci decidiamo a scendere e ad intraprendere il viaggio di ritorno, circa un'ora di cammino.
È buio e pian piano spariscono i cammelli lasciando spazio a moderne jeep che iniziano il loro tran tran quotidiano per rifornire e sistemare la visitatissima città.

Ceniamo in albergo una pessima cena e poi a letto presto che domani si va nel deserto.

Petra, tempio
Petra, case vicino al Tesoro
Petra, fontana del leone
Petra, altare sacrificale
Petra, un asino
Petra dall'alto
Petra, pecore al tempio
Petra, vita rurale
Petra, tempio
Petra, due gatti
Petra, Jabal Al Deir.jpg
Petra, la città moderna