Il paradigma olografico dell'universo

I fatti non cessano di esistere solo perché noi li ignoriamo. (Aldous Huxley)

Tra tutte le teorie scientifiche strampalate che gli studiosi hanno formulato negli ultimi anni, quella del paradigma olografico è senz'altro la più interessante: finalmente si crea un ponte tra scienza e spiritualità.

Incontro astrale tra Luna e Venere


Tra tutte le teorie scientifiche strampalate che gli studiosi hanno formulato negli ultimi anni, quella del paradigma olografico è senz'altro la più interessante: finalmente si crea un ponte tra scienza e spiritualità.

Tutto è iniziato quando nel 1982 Alain Aspect, un simpatico baffone parigino, ha scoperto che le particelle subatomiche hanno un legame con le altre particelle subatomiche indipendentemente dalla distanza a cui si trovano.
David Bohm ha poi formulato una teoria che spiega l'esistenza dell'universo come un fenomeno olografico. L'esempio semplifica: se guardiamo un acquario attraverso due telecamere posizionate in punti diversi, e nessuno ci dice che entrambe le telecamere riprendono lo stesso acquario, potremmo pensare che i pesci ripresi si trovino in due acquari diversi e che si comportino in maniera analoga perché dotati di una misteriosa relazione. Ma i pesci sono gli stessi.
Metti questa teoria in mano a qualsiasi credente, di qualsiasi fede, e vi troverà un paragone col divino: la forza che permea tutto, il progetto celeste e così via.

Forse perché di fisica ne so poco, ma a me questa teoria dice che:

  • C'è davvero grande confusione nella scienza moderna: finora non abbiamo scoperto come funziona il mondo ma come farlo funzionare. Un po' come Fonzie che per far andare il juke box gli tirava dei gran cartoni.
  • La filosofia nelle scienze non è morta! È viva e lotta insieme a noi!