I tabù di San Francesco

Ista sedes fuit Luciferi, et loco eius sedebit in ea beatus Franciscus (frate Pacifico)

Capita spesso che si finisca per mitizzare gli idoli, fino ad attribuirgli qualità che non sono loro ma che si vorrebbe lo fossero. Capita spesso anche in ambito religioso, quando si parla di santi: in particolare mi sono imbattuto in alcuni aspetti singolari di San Francesco. Eccoli.

San Francesco


Capita spesso che si finisca per mitizzare gli idoli, fino ad attribuirgli qualità che non sono loro ma che si vorrebbe lo fossero. Ad esempio, un ligio fans di Elvis giurerà sui suoi figli che il re del rock non si drogava, ma proprio manco 'na canna ogni tanto. Oppure un vegetariano scommetterà, sbagliandosi, che anche Giovanni Lindo Ferretti lo sia, o ancora un metallaro crederà che Marilin Manson pratichi la magia nera.

Esempi del genere sono presenti, in gran quantità, anche nella religione. In particolare mi sono imbattuto recentemente in alcuni aspetti singolari, e proprio per questo leciti ed interessanti, di San Francesco, uno dei padri della Chiesa. Nell'immaginario popolare Francesco era uno buonissimo, gentilissimo, amatissimo, uno che parlava con gli animali – e chissà se questi gli rispondevano.
Ma che pensereste di lui se scopriste che fu un insopportabile sessista con spiccate tendenze masochiste?

Ho trovato alcuni passaggi interessanti nelle prestigiose biografie di Tommaso da Celano, uno tra i primi discepoli di Francesco i cui testi fanno da riferimento per tutti gli studi sul santo, nella Leggenda dei tre compagni e in altri testi d'epoca.

Castità a tutti i costi. Ed altri masochismi.

Oggi Francesco sarebbe un interessante caso per psicologi e giornalisti. Amava sopprimere la propria sessualità con il dolore e la penitenza: questo non deve sorprendere essendo un metodo ancora oggi utilizzato in ambienti religiosi e mistici.

San Francesco “Con se stesso era particolarmente rigoroso e vigile, e se come avviene a tutti, lo assaliva qualche tentazione della carne, si immergeva d'inverno nel ghiaccio, finché il pericolo spirituale fosse scomparso. Gli altri, naturalmente, imitavano fervidamente questo suo mirabile esempio di penitenza.” (Prima vita, Celano, Capitolo XV, 42).
I francescani “Si studiavano infine di domare gli istinti della carne con tal rigore, da non esitare spesso a tuffarsi nel ghiaccio e a martoriare il corpo tra i rovi acuminati rigandolo di sangue.” (Prima vita, Celano, Capitolo XV, 40).
Chi cedeva alle tentazioni della carne andava incontro all'espulsione dall'ordine:
“Se un frate, per istigazione del diavolo, dovesse fornicare, sia spogliato dell'abito, che per il turpe peccato ha perduto il diritto di portare, e lo deponga del tutto, e sia espulso totalmente dalla nostra Religione. E dopo faccia penitenza dei peccati.” (Regola non bollata, Capitolo 39)

Affrontare la sessualità di Francesco può apparire tabù, se non addirittura blasfemo, negli ambienti ecclesiali, ma il suo carattere masochista non si limitava alla carne, nemmeno il peccato di gola aveva la meglio su di lui: “Raramente si cibava di vivande cotte, oppure le rendeva insipide con acqua fredda, o le cospargeva di cenere!” (Prima vita, Celano, Capitolo XV, 51).
“E mangiando con i fratelli, metteva spesso cenere sugli alimenti, dicendo, per dissimulare la sua astinenza: 'Sorella cenere è casta!'” (Legenda trium Sociorum, Capitolo V).
A quanti, vittime di una moralità e di una sensibilità moderne, si chiedono se San Francesco fosse vegetariano – del resto se parlava con gli animali, qualche scrupolo in più se lo sarà fatto no? – la risposta è “no”: “invitato a pranzo da grandi signori che lo veneravano con grande affetto, mangiava appena un po' di carne in ossequio alla parola evangelica di Cristo” (Prima vita, Celano, Capitolo XIX, 51).

L'ultima delizia masochista di cui ho trovato traccia riguarda le cure mediche: se un frate “chiederà con insistenza medicine, desiderando troppo di liberare la carne che presto dovrà morire, e che è nemica dell'anima, questo gli viene dal maligno ed egli è uomo carnale, e non sembra essere un frate, poiché ama più il corpo che l'anima” (Regola non bollata, Capitolo X, 35). Insomma, soffrite senza anestetici, sotto i ferri del chirurgo così come dal dentista!

Come osserva Helmut Feld, professore di Teologia all'università di Saarland, nella sua biografia sul santo: “Non ci si può quindi meravigliare se tutto ciò causò in Francesco e nei suoi seguaci un complesso quadro di malattie psicosomatiche, che non si possono certo liquidare rimandando semplicemente a scenari medievali”.

Francesco e le donne

In uno scenario di crescita così instabile come quello di San Francesco, non sorprende nemmeno più che egli abbia avuto un rapporto conflittuale con le donne.

“Comandava che fossero evitate del tutto le familiarità con donne, dolce veleno che corrompe anche gli uomini santi. Temeva infatti che l'animo fragile si spezzasse presto e quello forte si indebolisse. E ripeteva che, se non si tratta di una persona di virtù più che sperimentata, intrattenersi familiarmente con esse senza esserne contagiati è tanto facile, quanto, secondo la Scrittura, camminare sul fuoco senza scottarsi i piedi.
Per mostrare con i fatti ciò che diceva, presentava in se stesso un modello perfetto di virtù. Le donne infatti gli erano così moleste, da far credere che si trattasse non di cautela o di esempio, ma di paura o di orrore.”
(Seconda vita, Celano, Capitolo LXXVIII, 112).
San Francesco non guardava in volto le donne “perché la loro presenza non porta alcun vantaggio, ma moltissimo danno” (Seconda vita, Celano, vedi sopra), quindi non c'è da meravigliarsi se ”Una volta confidò ad un compagno: «Ti confesso la verità, carissimo: se le guardassi in faccia, ne riconoscerei solamente due. Dell'una e dell'altra mi è noto il volto, di altre no»” (Seconda vita, Celano, vedi sopra). Le sole due donne il cui volto era conosciuto da San Francesco erano, con ogni probabilità, Frate (non Suora!) Jacopa, nobile romana, e Chiara d'Assisi, fondatrice delle Clarisse.

Nonostante le Clarisse rivendichino tra i fondatori del loro ordine anche San Francesco, va ricordato che quando le suore di alcuni conventi, capeggiate da Santa Chiara, vollero chiamarsi Sorelle Minori analogamente ai Fratelli Minori, Francesco si infuriò e fece vietare l'uso di quel nome dal cardinal Ugolino, allora protettore dell'ordine dei francescani.
“Dio ci ha tolto le mogli – disse Francesco – e il Diavolo ci ha dato le sorelle”: fu così che le Sorelle Minori poterono chiamarsi soltanto Damianite prima e Clarisse poi.

Nella Regola bollata del 1223, al capitolo 11 troviamo scritto: “Comando fermamente a tutti i frati di non avere rapporti o conversazioni sospette con donne”, mentre nella Regola non bollata del 1221, al capitolo 38 leggiamo “Tutti i frati, ovunque siano o vadano, evitino gli sguardi impuri e la compagnia delle donne. E nessuno si trattenga in consigli né cammini solo per la strada né mangi alla mensa in unico piatto con esse”.

Il trono di Lucifero

Di mio grande interesse la visione che frate Pacifico ebbe nella chiesa di Bovara. Per ritrovare traccia di questa narrazione ho dovuto inseguire alcune fonti errate, o forse manomesse: sembrava infatti fosse riportata nella Legenda Perusina, dove effettivamente era riportata al capitolo 65 della versione in latino ma non nella sua traduzione in italiano, oppure nella Leggenda di Tommaso, dove non è presente affatto. L'ho trovata però nello Specchio di perfezione al capitolo 60:
“E messosi a pregare, fu elevato e rapito in cielo, - se con il corpo o fuori del corpo, solo Dio lo sa, - e vide in cielo molti troni, fra i quali uno più alto e glorioso di tutti, fulgente e adorno d'ogni sorta di pietre preziose. Ammirandone la bellezza, cominciò a pensare fra di sé di chi fosse quel trono. E subito uscì una voce: «Questo fu il trono di Lucifero, e in luogo di lui vi si assiderà l'umile Francesco»”.