Eutanasia (addio a Kabul)

Erano passati pochi giorni da quando Eluana morì, che l'eutanasia mi si pose davanti con la scelta, certo sofferta, di condurre alla morte Kabul, il mio cagnetto-vecchietto.

Kabul sulla neve


Erano passati pochi giorni da quando Eluana morì, che l'eutanasia mi si pose davanti con la scelta, certo sofferta, di condurre alla morte Kabul, il mio cagnetto-vecchietto.
Antispecista, concedo pari dignità ad ogni essere vivente. L'idea di sopprimere il mio cane equivale per me a quella di sopprimere un essere umano, soltanto che la legge nel mio caso asseconda con facilità la scelta.

Kabul, non so nemmeno quanti anni aveva. Arianna ed io lo salvammo dal canile cinque anni fa. All'epoca il veterinario aveva stimato per lui un'età di 7 anni.
Razza “shitzu”, i leoni del Tibet. Goffo come pochi, sbaioso e divertente. Gli ho voluto un gran bene, è inutile raccontare gli innumerevoli episodi che si accompagnano alla sua presenza. Basta ritrovare qua e là una mutanda masticata, un cavo elettrico diviso in due, dei buchi sulle lenzuola, peli bianchi e grigi nei cappotti, il suo bambolotto pokemon tutto masticato col quale giocava prima di diventare completamente cieco.

L'età fa brutti scherzi a tutti quanti. A Kabul ne ha fatti diversi, fino a rendere la sua esistenza sofferta e difficile. Così io ed Arianna abbiamo deciso di sopprimerlo.
Sono scelte da non banalizzare, mai. Le chiacchiere da salotto la fanno sempre facile, da una parte e dall'altra. Sapevamo ed eravamo convinti che è meglio uccidere che far vivere con pena gli ultimi mesi, che l'accanimento terapeutico è un brutto malanno, che serve una certa forza interiore per condurre a morte un proprio caro. Eppure il dubbio ci accompagnava: sarebbe disumano affrontare queste scelte in piena convinzione, è assolutamente doveroso chiedersi se si stia facendo davvero la cosa giusta, e quale sia il modo migliore di portarla a termine.

Kabul si è spento tra le nostre braccia il 26 febbraio 2009, alle 11.45. Non ho percepito l'attimo esatto in cui ci ha lasciati, è stata la veterinaria ad avvisarci. È andato tutto tremendamente rapido, tanto da non lasciare tempo alle perplessità dell'ultimo momento.
Lo abbiamo seppellito in terra, tra un tiglio ed una quercia in un cortile vicino alle galline che anni fa si divertiva a rincorrere.

Il giorno dopo è spuntato il sole su Ravenna. L'assenza di Kabul s'è fatta sentire con impeto. Mi sono chiesto a lungo se è stato giusto, lui magari avrebbe goduto ancora un po' di quel sole sulla pelle e del suo corpo sgarrupato ma tutto sommato ancora vivo. Non so dire, certi pensieri passano da soli quando si riprende il ritmo del vivere, e così è stato per me che ancora oggi non ho risposta.
Non mi piace chi sostiene che “è giusto” o “è sbagliato”, l'argomento è troppo delicato per essere dato in pasto alla chiesa, da una parte, o alla scienza, dall'altra. Merita contraddizioni.

So soltanto che Kabul è stato uno splendido compagno di viaggio, che sono felice di averlo avuto con me in questi anni e che se mai disegnerò il mio albero genealogico lui sarà lì su un ramo.

Kabul
Kabul
Kabul sul divano