Come da detrattori si diventa fans, in 24 ore.

Mi han detto che ti piacciono i ragazzi col ciuffo (Little Tony)

Ravenna, metà agosto. I cartelloni pubblicitari si riempiono di uno strano individuo con ciuffo nero, vestito dorato fitto di lustrini e paiette, sguardo innamorato, lifting evidente. Chi è?


Ravenna, metà agosto. I cartelloni pubblicitari si riempiono di uno strano individuo con ciuffo nero, vestito dorato fitto di lustrini e paiette, sguardo innamorato, lifting evidente. Chi è?
No, non è Luxuria. E neanche Malgioglio. Vi do un indizio: è il più famoso clone italiano di Elvis. Bravi! È Little Tony che viene in concerto a Ravenna. Come lasciarsi sfuggire un'occasione del genere?
A me di Little Tony non me n'è mai fregato gran che. Rappresentava il mondo delle Cadillac, della borghesia viziata, del gel sui capelli e delle teenager coi poster in camera. Brrrrrr.
Però averlo a suonare dietro casa, per di più gratis, lui che ha saputo cantare “Cuore matto” che se non fosse stato per Pedro Almodovar non avrei mai potuto apprezzarla... insomma non posso perderlo.
Stabilisco un piano.

1. Aggiornarsi sulle canzoni vecchie di 40 anni, affinché al concerto possa cantarle assieme a lui invece di addormentarmi. Scarico da internet, ehm, chiedo in prestito a mio papà la raccolta di successi di Little Tony e me la ascolto diverse volte: Ritornerà, Il ragazzo col ciuffo, Cuore matto, Ogni mattina e molte altre. I gatti sono perplessi. E anche un po' infastiditi.
2. Trovare compagnia che è poi la cosa più difficile: tutti i miei amici si rifiutano categoricamente di accompagnarmi. Mah, che scarso senso dell'umorismo! Se ne pentiranno...
3. Abbandonarsi ad un viaggio mistico a ritroso nel tempo. Che questo concerto non può essere altro che una finestra su un mondo che non c'è più.


Bene, alle 21.30 guardo il palco ed il pubblico. Little Tony una volta era circondato da ventenni impazzite che ballavano scatenate incontenibili arrapate e generose. Davanti a me la stessa scena, solo che quelle ragazzine oggi hanno 60 anni, 120 chili e una panchina sotto al culo, ben ancorati.
Esce Tony, in splendida forma. Scommetto che da vicino puzza di canfora ed etilene. Canta assieme alla figlia. Il rock incalza ed i vecchi successi hanno una presa collettiva che raggiunge l'inconscio: piego le gambe a ritmo e canticchio fino ad entrare in estasi e scambiare Little Tony per il papa Wojtyla. Che poi non sono neanche così diversi.

Verso fine concerto dal palco gettano delle fotografie del cantante. I santini! Che meraviglia ne voglio uno! E me lo voglio far autografare!
Diceva Jodorowsky che l'inconscio ha un potere propedeutico per imporre la propria volontà. Ed io gli credo. Mi insinuo sgomitando tra sessantenni in delirio fin sotto al palco, dove con un balzo catturo alcune foto. Studio lo scenario ed individuo il banchetto dello staff: a fine concerto tenterò di estorcere un autografo. Anche se non me ne frega niente di avere un suo autografo, mi pare comunque un bel progetto.
Con “Cuore matto” tutto ha fine. Rimaniamo un centinaio di persone a recriminare autografi. Little Tony sale in macchina e fa per andarsene... e che cazzo no!
Buuuuuuu!
Per non deluderci si ferma un attimo accanto a noi e si fa dare alcune foto da autografare. Uno addirittura gli fa firmare la borsa di sua moglie. Io sono troppo lontano: sguscio con nonchalance, allungo un braccio e... prende la mia foto! E l'autografa! E me la ridà! E poi chiude il finestrino e se ne va! Che culo...
Infilo la foto in borsa e mi guardo attorno sospettoso: mi sembra che chiunque voglia rubarmi il mio trofeo. No, prendetemi il portafoglio ma lasciatemi la foto di Little Tony!

Un mio amico, incontrato con sorpresa sotto al palco, non è riuscito a farsi autografare la propria foto. Va dalla figlia di Little Tony e le dice “Senti non è che mi falsifichi la firma del tuo babbo? Tanto lo avrai imparato a fare a scuola, no?!”. Lei sorride e si firma Tony. Che il viaggio non occorre sia autentico, purché sia!