A differenza dei miracoli.

Ma io ti voglio dire che non è mai finita che tutto quel che accade fa parte della vita. (Giorgio Gaber)

Danielita, all'anagrafe Daniela Versari. Ancora non ci credo se ne sia andata.
Non era solo una vicina di casa. Non solo una compagna di lotte.

Danielita al GRAS


Danielita, all'anagrafe Daniela Versari. Ancora non ci credo se ne sia andata.

Non era solo una vicina di casa. Non solo una compagna di lotte.
Non era solo quella che incontravo tutti i giorni sulle scale, in terrazza, al mercatino. Non era solo quella che voleva installarsi Debian e mi aveva chiesto consiglio, e nemmeno solo quella che non si “faceva le canne”, ma “assimilava tetraidrocannabinolo”. Non solo quella che rompeva il ghiaccio a martellate nel pieno della notte, ma anche quella che che dormiva senza luogo e senza orario guardandosi film dell'orrore.
Non era solo una delle poche che come me aveva apprezzato i Paolino Paperino Band, ma una dei tanti che come me amava profondamente Giorgio Gaber. Non era solo quella che portava l'impianto di Radio Nebbia fino in centro con la sua micro-micra, e non solo quella a cui mi rivolgevo quando avevo bisogno di conforto. Mi inondava di e-mail, ci riempiva di pensieri e di biglietti.

Era soprattutto un'amica, una grande amica, anche senza parole di contorno.

Malata da lungo tempo, mi aveva insegnato che per non avere limiti bastava non farci caso. Quanta forza, grinta e passione ci ha lasciato.
Poi le sue condizioni sono peggiorate ed in breve tempo dal ricovero in ospedale ha dovuto affrontare un intervento dal quale non s'è mai ripresa.
“Sono una cogliona” mi ha sussurrato, lasciando esprimere alla sua mano, stretta alla mia, quel che la sua voce non aveva più forza di dire, soffocata da farmaci e mascherine. Era il 2 agosto 2007, non ha superato la notte.

Ma questa è storia recente. Di lei mi rimane di più. Perché lei era qui, a differenza dei miracoli.
Addio Danielita.